BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE - FVG Orchestra

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BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

28 Novembre

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) 


"Triplo concerto" in do maggiore per pianoforte, violino e violoncello, op. 56
Allegro – Largo – Rondò alla polacca

Sinfonia n. 8 in fa maggiore, op. 37
Allegro vivace e con brio - Allegretto scherzando - Tempo di menuetto – Allegro vivace

Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Teatro Nuovo Giovanni da Udine

  • 21.00

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) 


"Triplo concerto" in do maggiore per pianoforte, violino e violoncello, op. 56
Allegro – Largo – Rondò alla polacca

Sinfonia n. 8 in fa maggiore, op. 37
Allegro vivace e con brio - Allegretto scherzando - Tempo di menuetto – Allegro vivace

Suona riduttivo definirlo d’occasione, il primo esempio di concerto così concepito in epoca classica. Il Gran concerto concertante per violino, violoncello e pianoforte, meglio noto come Triplo concerto che Beethoven compose su commissione dell’amico, allievo e mecenate l’Arciduca Rodolfo d’Asburgo. Pianista capace ma pur sempre dilettante, che la suonò in occasione di un’esecuzione privata per pochi intimi nel 1808, a circa quattro anni dalla data di composizione, con i più validi: il violinista Seidler e il virtuoso violoncellista Anton Kraft. Molti trovano in questo la giustificazione dei differenti gradi di scrittura delle parti soliste, considerando che il pianoforte ricopre una parte meno virtuosistica e più di raccordo, senza essere semplice, rispetto alle scrittura violinistica e ancor più violoncellistica, per strumenti che nel terzetto dominano la scena. Per l’autore è l’occasione di rivisitare in chiave del tutto personale e farsi ispirare con assoluti nuovi intenti, i procedimenti compositivi di stampo barocco dei concerti grossi, dove l’insieme orchestrale diventa malleabile e divisibile in concertini nei dialoghi coi soli. Il gioco comunicativo smagliante in segmentazioni così concepite, trova il motivo dell’entusiasmo concertante dell’opera che si muove tra paradossi e continue soprese, nei temi, nelle riprese, tra lirismi e virtuosismi di grande effetto. Stempera il Largo la frenesia, iniziando un primo canto del violoncello poi unito al violino, mentre pianoforte e orchestra li sostengono in questa breve pagina piena di sentimento, subito ingannata dall’ironia del Rondò alla Polacca. Zingaresco, spavaldo, da dire quasi scanzonato, assolutamente libero tra rondò e forma sonata, iniziato dal tema al violoncello, ribadito dal violino, con gli inserti d’orchestra e l’ingresso del pianoforte, tra le maglie di una fantasia inesauribile incitata da virtuosismi, ritorni tematici, variazioni, ostinati e altre prodezze a sorpresa. È divertimento, gioia, piacere.

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)

“Triplo concerto” in do maggiore per pianoforte, violino e violoncello, op. 56

Allegro – Largo – Rondò alla polacca

Sinfonia n. 8 in fa maggiore, op. 93
Allegro vivace e con brio – Allegretto scherzando – Tempo di menuetto – Allegro vivace

Trio di Parma
Alberto Miodini pianoforte
Ivan Rabaglia violino
Enrico Bronzi violoncello

Filippo Maria Bressan
direttore

 

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«La piccola», non certo per il suo valore. Così definì Beethoven l’Ottava Sinfonia per la sua minor durata e le ridotte proporzioni rispetto ai suoi precedenti lavori sinfonici. Pensata in qualche modo alla maniera classica, da permettergli una concezione d’insieme diversa rispetto al passato. Foriera di rimandi tra i movimenti, collegamenti tematici e armonici insoliti, è un lavoro che stando a certi abbozzi doveva essere all’origine un concerto per pianoforte e orchestra, poi certificato in sinfonia nel 1812. Come la Settima, seppur ben diversa, manca di un vero e proprio movimento lento e Beethoven la preferiva a quest’ultima, anche se pubblico e critica avevano decretato senza esiti il contrario. La tonalità affermativa e il piglio d’ingresso del tutti orchestrale dell’Allegro con brio su un breve tema che non lascia ombre, da ritornare spesso ed espandersi in un crescendo concitato, è la misura dello spirito che la pervade. Come gli sviluppi e gli altri soggetti proposti che prendono voce da parti staccate d’orchestra, per raccordarsi in un’espansione di idee che si affermano negli impeti, dove non manca una efficace e risolta drammatizzazione tipica del genio di Bonn. Sospensioni e risoluzioni, strappi dinamici e d’intensità stemperati dalla ripresa di elementi lirici e nuovi accumuli di tensioni che si risolvono toccando l’apice nell’ampia coda. Del secondo movimento Berlioz scrisse che sembrava «caduto dal cielo, entrato immediatamente nella mente del compositore». L’Allegretto scherzando, nella grazia dei divertimenti che la creatività inesauribile dell’autore riserva come isole di pace, ha una trama metrica che ricorda, come in certi accordi dei legni e spesso lo si evidenzia, l’Andante della sinfonia L’orologio di Haydn. Un pretesto per una pagina breve che porta Beethoven ad affermare il suo spirito brioso, continua fonte d’idee. Finale «esuberante, stravagante, originalissimo», dirà Anton Diabelli. Risoluto, eccentrico, geniale.

Alessio Screm

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