BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO VERDI DI PORDENONE - FVG Orchestra

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BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO VERDI DI PORDENONE

BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO VERDI DI PORDENONE

22 Novembre

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) 


Concerto n. 4 per pianoforte e orchestra in sol maggiore, op. 58
Allegro moderato, Andante con moto, Rondò - Vivace

Sinfonia n. 7 in la maggiore, op. 92
Poco sostenuto - Vivace, Allegretto, Presto - Assai meno presto, Allegro con brio

Teatro G. Verdi di Pordenone

Teatro G. Verdi di Pordenone

  • 21.00

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) 


Concerto n. 4 per pianoforte e orchestra in sol maggiore, op. 58
Allegro moderato, Andante con moto, Rondò - Vivace

Sinfonia n. 7 in la maggiore, op. 92
Poco sostenuto - Vivace, Allegretto, Presto - Assai meno presto, Allegro con brio

È in occasione dell’Akademie del 22 dicembre del 1808 al Theater an der Wien, lunga ben quattro ore con un programma interamente dedicato a Beethoven, che venne eseguito per la prima volta il suo Quarto concerto. Lui stesso al pianoforte, sordo in stato avanzato. Fu la sua ultima esecuzione pubblica sulla scena in qualità di pianista. Non tutti i commenti furono lusinghieri ma unanime fu l’opinione della brillantezza d’esecuzione. Il compositore e critico Reichardt scrisse che lo interpretò con «meravigliosa bravura», l’allievo Czerny disse che suonò in modo «sfrenato». L’opera sorprese comunque nel suo meraviglioso insieme e già all’attacco. Un inizio insolito, mai sentito prima in questa forma. Cinque battute in Allegro moderato affidate al pianoforte solo, ad annunciare l’inizio di un tema dolce, poi ripreso e continuato dagli archi con le stesse intenzioni. Riproposto dall’oboe, dai legni e poi tutti. Una sorta di dichiarazione a sorpresa della nuova e matura qualità colloquiale raggiunta tra solista e orchestra, doti già presenti nel Terzo concerto ma ora più che mai sotto dominio, pur restando e senza rimostranze che il ruolo dominante lo tiene il pianoforte. Un pianismo non solo spettacolare, capace di esaltare e potenziare tutti i traguardi tecnici ed esecutivi fino allora raggiunti, da ispirare Liszt, Moscheles, Kalkbrenner, ma in grado di toccare punte di lirismo da far vibrare tutte le corde dell’animo umano. Questo nei caleidoscopi orchestrali e nei tutti, complici e opposti, come nell’Andante con moto, nel gioco dei ruoli che vuole il movimento ispirato dal mito greco, col pianoforte a rappresentare Orfeo e la bellezza del suo canto mentre l’orchestra veste la parte dell’impetuoso Ade. Tinte cangianti, profondità sublimi, tavolozze di colori e sfoggio, come nel gioco dei ritornelli del Rondò e nella sfolgorante coda finale.

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)

Concerto n. 4 per pianoforte e orchestra in sol maggiore, op. 58

Allegro moderato, Andante con moto, Rondò – Vivace

Sinfonia n. 7 in la maggiore, op. 92
Poco sostenuto – Vivace, Allegretto, Presto – Assai meno presto, Allegro con brio

Andrea Lucchesini
pianoforte

Filippo Maria Bressan
direttore

 

«L’apoteosi della danza» dirà Wagner. «Una seconda Pastorale» per Lenz e per Newman «l’irruzione di un potente spirito bacchico, una divina intossicazione dello spirito». Sempre lui scrisse che «l’Ottava – composta quasi in parallelo – raccoglie le tracimazioni della potente Settima». Le accomuna il carattere campestre, come evocano le trame del primo movimento della Settima, l’esteso Poco sostenuto che è un canto della natura che porta al Vivace nelle dinamiche di levità e contrapposizioni, pacificate e stimolate da interventi solistici e piccoli insiemi che tramano spunti tematici nella varietà di impasti timbrici, dinamiche, per poi ritrovarsi nella gloria della chiusura. L’Allegretto è poesia nella voce degli archi, con un interludio onirico dal materiale presentato, offerto a segmentazioni che avanzano mostrando il gioco d’accenti e riprese differenti, con effetti di risonanza e colorature piene di commozione che al fine si esaltano. Poi lo Scherzo-Trio, il più ampio mai scritto da Beethoven in una sinfonia, capace di produrre dalla ripetizione in pianissimo di due note, un fagocitare armonico che esplode al fortissimo, ingannati nella ripresa da una chiusura più mite, per poi rinascere nuovamente alla terza reiterazione. I ritmi trascinanti si fanno via via marcati nell’Allegro con brio finale, con gli ingressi d’apertura di volta in volta più dinamici, tra proposte degli archi e riproposte di soli e orchestra, fino al primo tema che avvia un moto di danza sempre più fragoroso, in forma-sonata di ritmi contrastanti, da far dire a Tovey che questo movimento è un «trionfo di furia Bacchica».

Alessio Screm

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