BALSAMO LUDWIG DAL GIUSEPPE VERDI DI GORIZIA - FVG Orchestra

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BALSAMO LUDWIG DAL GIUSEPPE VERDI DI GORIZIA

BALSAMO LUDWIG DAL GIUSEPPE VERDI DI GORIZIA

21 Novembre

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) 


Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra in do minore, op. 37
Allegro con brio – Largo – Rondò. Allegro

Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 "Eroica"
Allegro con brio - Marcia funebre. Adagio assai - Scherzo. Allegro vivace – Allegro molto

Teatro G. Verdi di Gorizia

Teatro G. Verdi di Gorizia

  • 21.00

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) 


Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra in do minore, op. 37
Allegro con brio – Largo – Rondò. Allegro

Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 "Eroica"
Allegro con brio - Marcia funebre. Adagio assai - Scherzo. Allegro vivace – Allegro molto

È il numero tre ad ispirare questo terzo appuntamento monografico dedicato a Beethoven, con due capolavori indiscussi e noti non solo agli amanti della classica ma anche al grande pubblico: Terzo concerto per pianoforte e orchestra e Terza Sinfonia. Composizioni più di altre chiamate a inaugurare quello che viene definito il suo secondo periodo, l’“eroico”, dove una scrittura rinnovata con grandiosi effetti, senza precedenti, dilatazioni di durata per nuove concezioni di forma e struttura, nuove prospettive estetiche nei superamenti della retorica settecentesca, aprono al secolo nuovo, il XIX, le voci e le intenzioni di un’altra musica. Composizioni, queste in programma, cui Beethoven era particolarmente affezionato, conscio della rivoluzione stilistica e anche filosofica in riferimento all’arte che stava operando con questi lavori. Determinato, forse ancor più dalla voglia di riscatto per la sordità latente e inguaribile che lo stava mettendo a dura prova, sia sotto i profili artistici che esistenziali. Dice molto su questo la lettera scritta ai fratelli il 6 ottobre del 1802, nota come Testamento di Heiligenstadt, tra cui si legge: «Vado incontro alla morte. Se essa verrà prima che io abbia avuto l’occasione di spiegare le mie qualità di artista, verrà troppo presto nonostante il mio duro restino, e vorrei certo che venisse più tardi. Pure sarei contento lo stesso: non mi libera forse da uno stato di sofferenza senza fine?».

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)

Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra in do minore, op. 37

Allegro con brio – Largo – Rondò. Allegro

Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 “Eroica”
Allegro con brio – Marcia funebre. Adagio assai – Scherzo. Allegro vivace – Allegro molto

Alessandro Taverna
pianoforte

Massimiliano Caldi
direttore

 

I primi abbozzi del Terzo concerto risalgono nel periodo a cavallo tra gli ultimi mesi del XVIII secolo e i primi dell’Ottocento, concluso nel 1802 ed eseguito per la prima volta dall’autore stesso al pianoforte in qualità di compositore virtuoso, nonostante tutto, nell’aprile dell’anno successivo al Theater an der Wien. Accoglienza buona ma non entusiastica per i caratteri sperimentali e innovativi che stimolarono, non necessariamente in accezione negativa, tutt’altro, l’intenso dibattito attivo nei circoli culturali viennesi sui destini e le prospettive della musica, superate le galanterie non più alla moda. Innovazioni marcate cui Beethoven ne era conscio, da preferire quest’ultimo concerto ai due precedenti, come scriverà all’editore Hoffmeister di Lipsia: «Il migliore lo tengo ancora per me, per il prossimo viaggio che farò». Rivoluzioni di concezione e stile presenti tanto nell’orchestrazione quanto nella scrittura pianistica, nell’insieme di nuove prospettive dialogiche da superare passati equilibri e preconcetti compositivi ormai scarni d’effetto, da aprire nuove rese estetiche sui concetti di bello, sublime e caratteristico, ora a confronto con una sensibilità drammatica rinnovata, dove la libera e ineguagliata vena improvvisativa di Beethoven concorre inoltre a nuove apporti alla tecnica pianistica. Anomali ognuno a proprio modo i tre tempi che lo compongono e senza titubanze, già nell’introduzione e nell’ingresso caleidoscopico del pianoforte nell’Allego con brio. Nel Largo, concepito in una tonalità del tutto distante da quella d’impianto e in forma di lied tripartito, così nel brillante finale in Rondò-Allegro che chiude il concerto.

«Lo considera il lavoro più importante che abbia scritto», così l’allievo di Beethoven Ferdinand Ries riferiva nell’ottobre del 1803 all’editore Nikolaus Simrock a proposito della Terza sinfonia, aggiungendo che l’autore avrebbe voluto dedicare l’opera a Bonaparte. Dedica che lo stesso Beethoven cancellò di suo pugno dal frontespizio manoscritto, non appena seppe che Napoleone si era proclamato Imperatore, per comparire nella pubblicazione viennese del 1806 con il titolo Sinfonia eroica e sottotitolo in italiano, con un riferimento generico alla figura mitica di un ideale futuro: Composta per festeggiare il sovvenire di un grande Uomo. Grandi intenzioni per un grande capolavoro, da figurare fino a quel momento la sua composizione di più ampio respiro, toccando altissime punte di magniloquenza, dilatate espressività e durate che per molti all’epoca risultarono sconcertanti. I tessuti musicali che innervano la Terza sinfonia trovano spunto da idee e profili tematici in continua espansione, idee da cui l’autore costruisce in un flusso inesauribile di frasi, armonizzazioni e sviluppi, catene ampliate di unità tematiche, caratterizzate da connessioni e contrasti. Non solo nel primo celebre tempo ma anche nei caratteri dei successivi, come nella Marcia funebre che appare per la prima volta in una sinfonia e che Berlioz definì «un dramma in sé», dove il senso del lutto si mantiene nella purezza e nella nobiltà d’espressione. Così nel grande Scherzo sinfonico, con l’insolita coda a inaugurare una larga fortuna lungo tutto l’Ottocento e indubbiamente nel Finale con due temi solenni, gagliardi e festanti in libera variazione. Come scrive Scott Burnham, con la Terza: «Beethoven supera le pastoie delle convenzioni settecentesche, elevandole al livello dei valori più cari all’uomo occidentale».

Alessio Screm

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