BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO COMUNALE DI MONFALCONE - FVG Orchestra

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BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO COMUNALE DI MONFALCONE

BALSAMO LUDWIG DAL TEATRO COMUNALE DI MONFALCONE

15 Novembre

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) 

Coriolano, ouverture in do minore, op. 62
Ah, perfido!, scena ed aria per soprano ed orchestra, op. 65
Sinfonia n. 5 in do minore op. 67
Allegro con brio - Andante con moto – Allegro - Allegro

Teatro Comunale di Monfalcone

Teatro Comunale di Monfalcone

  • 21.30

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) 

Coriolano, ouverture in do minore, op. 62
Ah, perfido!, scena ed aria per soprano ed orchestra, op. 65
Sinfonia n. 5 in do minore op. 67
Allegro con brio - Andante con moto – Allegro - Allegro

Musica di scena con l’Ouverture tragica Coriolano e il recitativo e l’aria Ah! Perfido, composizioni per grande organico forse tra le meno eseguite di Beethoven che dedicò al teatro poca parte della sua produzione, ma meritevoli di essere ascoltate con attenzione, a preparazione dell’immenso affresco sinfonico che apre la seconda parte di concerto. «Così il fato bussa alla porta», scrisse Beethoven a proposito della Quinta che mai smette di affascinare e commuovere, nella lotta tra la vita e la morte che si risolve nella speranza e trova conquista nel trionfo del sé.

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)

Coriolano, ouverture in do minore, op. 62

Ah, perfido!, scena ed aria per soprano ed orchestra, op. 65

Sinfonia n. 5 in do minore op. 67

Allegro con brio – Andante con moto – Allegro – Allegro

Annamaria Dell’Oste
soprano

Paolo Paroni
direttore

 

 

Era il 1807 quando l’amico drammaturgo Heinrich-Joseph von Collin chiese a Beethoven un intermezzo per la sua tragedia Coriolano già andata in scena e con successo nel 1802 al Burgtheater di Vienna, ma che con molta probabilità desiderava riproporre con nuove vesti e contributi musicali. Così accadde, cinque anni dopo la prima rappresentazione, anticipata da un’esecuzione privata a palazzo Lobkowitz prima di essere eseguita a teatro. Beethoven ne era entusiasta, tanto che la composizione per l’ottimo riscontro divenne presto un brano sinfonico da proporre indipendentemente dalla scena. La vicenda del generale romano che Beethoven aveva letto probabilmente da Plutarco e Shakespeare, lo invitava a marcare quelle connotazioni eroiche e ieratiche che rendevano unica la sua scrittura, tanto da concentrare la scena sonora su due assi portanti: il dramma di Coriolano costretto all’esilio e intento a ribellarsi, alleandosi con i Volsci che prima aveva sconfitto per marciare con loro contro Roma, e le suppliche della madre che lo invita invece a ricredersi rinunciando all’impresa. Ne deriva una grandiosa costruzione realizzata con elementi essenziali, dove l’opposizione, il contrasto tra le frasi della prima sezione e l’amabile tema in forma sonata che si agita nello sviluppo e nella ripresa, si risolve infine in una ineluttabile dissoluzione.

«Una grande scena messa in musica», così il ventiseienne Beethoven scriveva in un manoscritto a Praga che datò 1796 e che conteneva Ah, perfido!, eseguita per la prima volta nella capitale ceca. E nel novembre dello stesso anno ad interpretarla fu la celebre cantante Josepha, moglie del compositore František Xaver Dušek, già caro amico di Mozart. Una grande aria da concerto che attacca con vigore orchestrale il recitativo, il cui testo si crede derivare dall’Achille in Sciro di Metastasio. Le fervenze degli insiemi e degli incisi strumentali sono concepiti come forza emotiva al canto, per una vocalità di gusto italiano che ci riporta agli anni di studio nel nostro compositore, dove fa capolino a Vienna la figura di Antonio Salieri. La prima parte del componimento, “Ah, perfido!” in Allegro con brio nella tonalità di sol maggiore, la seconda “Per pietà non dirmi addio” nell’Adagio in mi bemolle maggiore, segue la classica ripartizione dell’aria da concerto, dove recitativo, cantabile e allegro finale concorrono alla resa di un pathos crescente, esaltato dai caratteri stilistici del giovane Beethoven che dà voce all’eroina con sentimenti contrastanti, assecondati e rinvigoriti dall’orchestra in funzione dominante, in un canto che ora intimorisce e ora implora l’eroe di non abbandonarla.

È indubbiamente tra le più famose, amate, studiate, eseguite e argomentate Sinfonie di Beethoven. La Sinfonia del destino, così chiamata per quell’effetto che si direbbe ormai onomatopeico, per la fortuna che ha acquisito l’attacco che si riverbera in tratti distintivi nella metafora dello stesso autore che scriveva a Schindler: «Così il fato bussa alla porta». Composta tra il 1807 e il 1808 nella tonalità tragica di do minore, abbozzata già a partire dal 1804 in una gestazione lunga e travagliata, il capolavoro della Quinta sinfonia composta da tre movimenti in Allegro e il secondo disteso nelle variazioni dell’Andante con moto, è una speculazione filosofica attraverso l’arte dei suoni nella lotta tra la vita e la morte. L’uomo d’arte E.T.A. Hoffmann scrisse in una celebre recensione che l’opera evoca «terrore, spavento, orrore e dolore», risvegliando i sentimenti propri dell’essere romantico, in una saga di sentimenti che dal profondo dell’essere emergono per risolversi infine in una speranza salvifica, dove l’appagamento trova conquista nel trionfo del sé. Entrata a pieno titolo nell’immaginario collettivo al pari della Nona come opera dal forte apporto filantropico, la sua organizzazione formale, la creatività tematica, il dinamismo e la resa timbrica che legittima l’emancipazione di alcuni strumenti e sezioni in funzione dominante, sono tra le caratteristiche più incisive di un’opera immortale.

Alessio Screm

 

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